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23 Luglio 2012

Visite del medico di famiglia 24 ore su 24

Lo prevede il provvedimento del ministro Balduzzi

Fine delle telefonate alla ricerca di un dottore di guardia della Asl che non arriva. Basta con le corse in ospedale per un mal di testa più forte del solito la domenica pomeriggio. È in arrivo la rivoluzione dei camici bianchi: gli studi dei medici di famiglia non chiuderanno mai, aperti 24 ore su 24 sette giorni su sette. I cittadini troveranno così a ogni ora qualcuno che visita o prescrive un farmaco, che va a controllarli a casa o magari li rassicura per telefono.

Si tratta di cambiamenti contenuti all'interno della mini-riforma soprannominata "decretone Balduzzi" che il titolare della salute è pronto a presentare forse già all'ultimo consiglio dei ministri di agosto.

La novità più importante è quella che riguarda i medici di famiglia che dovranno smettere di lavorare in proprio e associarsi in un'equipe coordinata dalle Asl per garantire studi aperti 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Una vera e propria rivoluzione rispetto all'attuale situazione in cui si prevede una disponibilità minima di 16 ore settimanali.

Il provvedimento fa poi riferimento ai Lea, i livelli essenziali di assistenza. Il ministro vuole intervenire per gli accertamenti diagnostici considerati "inappropriati" (per esempio una Tac per un leggero mal di testa).

Saranno poi fissate tariffe minime e massime per ciascuna prestazione. Che potranno essere pagate solo con carta, bancomat o assegni da intestare alla Asl e non più al medico. Un modo anche per evitare l'evasione contando che, stando alla Agenzia delle Entrate, il 40% dei medici pubblici che visitano privatamente non emette fattura.

Con il decreto sarà infine più difficile portare medici e Asl in tribunale. I ricorsi potranno essere presentati solo per colpa grave o dolo. L'obiettivo è porre un freno all'escalation delle cause sanitarie che al 98,8% finiscono con l'archiviazione ma che spingono i medici a prescrivere anche farmaci che non sono indispensabili. Uno spreco che è valutato 10 miliardi di euro.