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27 Agosto 2014

I viaggi di andata sembrano più lunghi

I viaggi di andata sembrano più lunghi di quelli di rientro.Perchè?

Vi ricordate quando anche voi da bambini partivate con i vostri genitori per un piccolo viaggio fuori porta o per una vacanza e chiedevate in continuazione“Quanto manca?”, mentre durante il viaggio di ritorno non si faceva in tempo a pensare all'esperienza vissuta che già ci si ritrovava a casa?

Secondo una ricerca effettuata tra Olanda e Stati Uniti risulterebbe che tale fenomeno sia provocato da uno ‘scherzo’ del cervello.

Avete mai sentito parlare di "return trip effect" (letteralmente "effetto da viaggio di ritorno")?

E' una sensazione diffusa che fa percepire la strada del rientro più breve del 17-22% rispetto a quella dell'andata, anche se il tempo trascorso in viaggio e in chilometri percorsi sono identici. Il motivo di tale percezione errata sarebbe imputabile al desiderio di raggiungere il prima possibile la meta del viaggio, portandoci a sottostimare le distanze ed a percepire il tempo come dilatato, mentre durante il ritorno la nostra stima dei tempi e della distanza diviene più realistica venendo a mancare qualsiasi tipo di aspettativa.

L'eccezione a questa regola illusoria sono i pendolari.Sono stati effettuati tre esperimenti che hanno stabilito che questo effetto si attenua per chi viaggia frequentemente.Infatti chi e' costretto per diverse motivazioni a compiere trasferte quotidiane,anche semplicemente per questioni lavorative,già per il fatto di ripetere gli stessi tragitti determina aspettative più veritiere delle distanza da percorrere.

La scoperta potrebbe aiutare a studiare come le nostre attese modellino il tempo percepito, e non solo quando si tratta di viaggi. Un simile effetto è stato osservato anche sui film rivisti di nuovo o sulle fiabe rilette ai bambini: la seconda visione (o il secondo ascolto) sembrano sempre più veloci delle prime volte.

La redazione web: Mariazzurra Lai