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7 Ottobre 2010

Intimidazioni a pm Dda Cagliari

Sui muri del palazzo, in via Alghero, tracciata una scritta spray: "liberi tutti"

Il portone d'ingresso dell'abitazione della madre del pm della direzione distrettuale antimafia di Cagliari, Paolo De Angelis, è stato parzialmente bruciato la scorsa notte. Sui muri del palazzo, in via Alghero, è stata tracciata una scritta spray "liberi tutti". Il riferimento è alle inchieste sull'eversione in Sardegna di cui si occupa il magistrato. De Angelis è titolare delle indagini più delicate aperte nell'isola, in particolare sugli indipendentisti di A'Manca e sugli anarco-insurrezionalisti. Il pm gode di un alto livello di protezione da quando alcuni anni fa un anarchico tentò di aggredirlo. Sull'intimidazione della scorsa notte indagano la polizia e i carabinieri.

INTIMIDAZIONI A PM CAGLIARI: SOLIDARIETA' CONSIGLIO REGIONALE - Preoccupazione e sdegno per l'attentato incendiario contro la casa della madre del sostituto procuratore della Repubblica Paolo De Angelis sono stati espressi dalla presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo. "A nome mio e dell'intero Consiglio regionale - ha detto in una nota la Lombardo - manifesto al magistrato e alla sua famiglia piena solidarietà e condanno profondamente questo gesto messo a segno contro un esponente della magistratura, organo garante della legalità. Auspico che gli autori dell'attentato siano assicurati al più presto alla giustizia e che atti come questi rimangano solo episodi isolati".

SUMMIT DI MAFIA PER UCCIDERE IL PM PIGNATONE - Un summit di mafia tra rappresentanti dei clan palermitani, uomini della locride e un napoletano si sarebbe svolto in un casolare alla periferia di Messina, probabilmente il 10 settembre scorso. In quell'occasione sarebbe stato deciso di mettere a punto la strategia concordata in una precedente riunione, e cioè l'uccisione del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone (due giorni fa la polizia aveva trovato un bazooka a trecento metri dal suo ufficio) e del suo vice Michele Prestipino. Ma nel corso del summit i partecipanti avrebbero fatto riferimento anche ad altri obiettivi dei clan. E' quanto rivela un documento anonimo (non si sa se l'estratto di un rapporto autentico o un falso), con l'intestazione cancellata e il timbro "Riservato", arrivato per posta alla Dia di Caltanissetta un paio di settimane fa.

Il testo, come scrivono oggi alcuni giornali, sembra l'estratto di un rapporto di polizia o di un servizio segreto e riporta le presunte confidenze di un informatore. Tra gli obiettivi, si legge nell'anonimo, ci sono anche il capo della procura di Caltanissetta Sergio Lari, il suo vice Domenico Gozzo e il sostituto Nicolò Marino, "perché si occupano - si legge nel documento - delle indagini sull'attentato a Borsellino". Il documento indica altri due magistrati: Sebastiano Ardita, "perché si occupa delle carceri - si legge - e del 41 bis" e Raffaele Cantone, che prima di passare alla Cassazione si occupava a Napoli del clan dei casalesi. Infine, si parla anche della "richiesta fatta da un 'amico' che è avvocato siciliano con interessi a Locri, di uccidere un giornalista".