News

3 Agosto 2011

Smontate le tesi della difesa del caporalmaggiore

Melania, il gip: "Parolisi inventò un falso alibi e deturpò il cadavere per sviare le indagini"

Inventò un falso alibi e deturpò il cadavere di Melania Rea per sviare le indagini. Sarebbero questi i punti cardine dell'ordinanza del gip di Teramo, Giovanni Cirillo, che ha disposto l'arresto di Salvatore Parolisi. Secondo indiscrezioni sull'ordinanza, il caporalmaggiore si sarebbe "incastrato" con le sue mani fin dall'inizio della vicenda, quando volle far credere di cercare la moglie scomparsa.
Da quel momento, avrebbe commesso una serie di passi falsi. A cominciare dall'alibi improbabile: volle far credere di cercare la moglie e di essere stato a Colle San Marco con Melania, cosa non vera. Inoltre, cominciò a cercarla troppo tardi, se è vero che il suo telefonino era spento mentre la moglie "scompariva".

Nell'ordinanza si parla inoltre non di vilipendio, ma di deturpazione del cadavere: fu un tentativo macabro e goffo per far pensare a un'altra mano.

L'avvocato della famiglia Rea: gip diversi, stesso esito
"Evidenzio che due Procure e due gip diversi sono concordi nell'indicare Salvatore Parolisi come l'assassino della povera Melania". Questo il primo commento dell'avvocato della famiglia Rea, Marco Gionni, all'arresto del caporalmaggiore disposto dal Gip di Teramo, Giovanni Cirino. "Non ho ancora letto l'ordinanza di custodia cautelare - prosegue il legale -, quindi non posso dire altro. Da indiscrezioni che mi sono giunte sembra che anche in questa ordinanza venga ipotizzato, come fatto dalla magistratura ascolana, la possibilità che qualcuno abbia aiutato l'assassino nel vilipendio e nel depistare le indagini".

Gionni: nessun capello sul cadavere di Melania
"Purtroppo, ancora una volta, le affermazioni della difesa di Parolisi non sono vere. Nessun capello è stato trovato sul cadavere di Melania, tantomeno di donna", dice ancora Gionni, replicando ai colleghi che difendono il caporalmaggiore. "La formazione pilifera rinvenuta è nera, come i capelli di Melania. L'unico capello diverso non era sul corpo", ha aggiunto Gionni.

"Sono state trovate solo cinque formazioni pilifere di colore nero, in sede di autopsia, oggi all'esame dei Ris. Un capello di colore nero, come quelli della vittima, è stato trovato sulla sua scarpa sinistra dai carabinieri di Teramo, primi intervenuti", si legge nel comunicato del rappresentante della famiglia Rea.

"L'unico capello di colore diverso, che non sia pelo, di cm 22, di colore castano, è stato trovato non sul cadavere - seguita Gionni - ma, dopo alcuni giorni, il 23 aprile 2011, dai Ris, sulla casetta di Ripe (a 10 cm dalla parte nord e 70 cm dalla proiezione della parete est), non nell'angolo ove è stata commessa la prima parte dell'omicidio (angolo nord-est-lato est). Reperto comunque all'esame dei Ris". Il riferimento è al casotto di legno che si trova al Bosco delle Casermette, il luogo in cui è stata uccisa Melania.

Contestata anche la foto
"La foto agli atti - conclude Gionni a proposito di un'altra prova che a dire della difesa scagionerebbe Parolisi - ritrae chiaramente un'automobile di colore amaranto, non una Renault Scenic, parcheggiata in luogo completamente diverso da quello indicato da Parolisi (in prossimità di una casetta sulla strada principale e non su quella delle altalene). Ciò, oltretutto, alle 15.13, in orario persino compatibile con l'omicidio commesso prima a Ripe".

Investigatori: "La macchina non è quella di Parolisi"
Sarebbe rossa e non di colore scuro, come è invece la Renault "Scenic" di Salvatore Parolisi, l'auto che si intravvede in una delle foto scattate sul pianoro di Colle San Marco dagli studenti dell'Istituto geometri di Ascoli il pomeriggio del 18 aprile scorso, quando il caporalmaggiore denunciò la scomparsa della moglie Melania Rea. E' quanto trapela da fonti investigative di Ascoli. Il colore dell'auto sulla quale la difesa di Parolisi ha posto in questi giorni grande attenzione, emergerebbe chiaramente dalle foto originali al fascicolo. Peraltro questa auto rossa era parcheggiata lungo la strada che dal pianoro sale in direzione di Colle San Giacomo, che dal punto dove è stata scattata la foto risulta più distante rispetto al parco delle altalene dove Parolisi afferma di essere rimasto a far giocare la piccola Vittoria mentre attendeva il ritorno della moglie, allontanatasi a suo dire per un bisogno fisiologico.

Gip Teramo: "Movente non passionale"
Per il gip del tribunale di Teramo, il movente dell'omicidio non sarebbe passionale. Parolisi avrebbe ucciso la moglie perché lei nascondeva un segreto inconfessabile di qualcosa verificatosi dentro la caserma. E' uno dei punti in cui il gip di Teramo, Giovanni Cirillo, si discosta dalla ricostruzione fatta dalle procure di sia di Ascoli che di Teramo ed ordina nuovi accertamenti sui tabulati telefonici e sul cellulare di Melania. E' lì - secondo il gip - che va cercato cosa avrebbe scatenato la furia omicida del caporalmaggiore addestratore di reclute femminili. Qualcosa che Melania deve avergli detto di sapere e di rivelare.