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9 Gennaio 2012

Una legge contro il 'lager' dei Beagle

Potrebbe chiudersi con una legge regionale la vicenda dell'allevamento lager Green Hill di Montichiari (Brescia).

Potrebbe chiudersi con una legge regionale la vicenda dell'allevamento lager Green Hill di Montichiari (Brescia). Dopo due anni di manifestazioni, presidi, denunce passate anche dagli schermi di Striscia la notizia, la Regione Lombardia studia una norma per vietare l'allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione in tutte le sue dodici province. Una legge ad hoc per fermare l'unica struttura sul territorio nazionale nella quale ancora si allevano cani - tutti di razza beagle - destinati alla vivisezione. La decisione è arrivata al termine di un incontro tra il governatore lombardo, Roberto Formigoni, e l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla, da sempre in prima linea contro il lager di Montichiari. Lo scorso ottobre l'allora titolare del Turismo aveva denunciato l'allevamento e la multinazionale Marshall, proprietaria della struttura, alla procura della Repubblica di Brescia e ai carabinieri del Nas, chiedendo anche il sequestro degli animali. Ora la magistratura ha avviato un'inchiesta. Ma nel frattempo, dopo i sit-in animalisti andati avanti fino a due settimane fa, si sta tentando di bloccare la vendita dei beagle per via legislati va. Proprio l'ex ministro Brambilla ha presentato un emendamento a una legge comunitaria per vietare l'allevamento a scopo di vivisezione, ancora in discussione in Parlamento. Il sindaco di Montichiari, Elena Zanola, ha invece consegnato 17 mila firme che chiedono "un intervento immediato e risolutore" per bloccare l'attività di Green Hill al ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri e al ministero della Salute. Ora il tentativo di accorciare i tempi con l'intervento del presidente della Regione Formigoni: "Ritengo che l'attività svolta dalla Green Hill - spiega il governatore - offenda il sentimento di milioni di italiani che amano gli animali e vogliono vederli rispettati. In questi anni si è diffusa una nuova coscienza: non è in alcun modo possibile che nella nostra Lombardia abbia sede l'unico allevamento italiano di bea, gle destinati alla vivisezione". Formigoni ha dato mandato ai tecnici del Pirellone di studiare "un'iniziativa legislativa" contro l'allevamento bresciano che, solo nei primi nove mesi del 2011, ha venduto 2.143 beagle a colossi farmaceutici internazionali: 201 cani sono finiti anche in aziende italiane con sedi a Verona, Catania e Pornezia (Roma). "La Lombardia si dimostra, una volta di più, all'avanguardia anche sotto il profilo della tutela del benessere animale -ribadisce l'ex ministro Brambilla -. Non posso che ringraziare il presidente Formigoni per avere accolto le nostre richieste e per la grande attenzione dimostrata nei confronti di quella che considero una battaglia di civiltà. La tragedia dei cani di Green Hill ha indignato l'Italia intera e sono lieta che finalmente si stia arrivando all'unica possibile conclusione per questa vicenda: la chiusura del canile lager". Nessuno conosce con certezza il giro d'affari della multinazionale che gestisce Green Hill. Tecnicamente i cani vengono "donati" gratuitamente, ma in realtà si pagherebbero spese di "trasporto" dai 350 ai 50o euro e fino a 1.800 euro per femmine in gravidanza. Gli animali vengono, infatti, esportati nella maggior parte dei casi senza microchip, ma con il solo tatuaggio identificativo. Un sistema che complica la tracciabilità degli animali che finiscono nei laboratori delle industrie farmaceutiche.
(Cesare Giuzzi/Corriere della Sera, 23 dicembre 2011)