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18 Gennaio 2012

Emergency contro Costa Marinai: a 509 $ al mese

Le mille 1.024 persone dell'equipaggio ingaggiati per pochi soldi nei paesi d'origine. Lavoravano quattordici ore al giorno

Non ci stanno a leggere sulla stampa che hanno abbandonato i passeggeri al loro destino. Loro gli uomini dell'equipaggio della Concordia hanno fatto di tutto per mettere in salvo i clienti della Costa. "Io sono stato l'ultimo a lasciare la nave. Dopo aver messo in salvo tutti gli ospiti", dice Joseph, 30 anni. Lui è indiano, ma le nazionalità dei mille e ventiquattro persone sono le più svariate: cinesi, indonesiani, sudamericani, asiatici. Lui come gli altri, rivela il reportage di Emergency pubblicato sul sito "E-il mensile on line" guadagna 509 dollari al mese per tredici o quattordici ore di lavoro giornaliere. Certo, con pause tra i turni di colazione, pranzo e cena. Ma in altri settori della nave c'era chi lavorava undici ore di fila con mezz'ora di pausa solamente. I membri dell'equipaggio raccontano di contratti di otto-nove mesi estendibili, siglati con un'agenzia nel loro Paese per lavorare sulle navi crociere in quasi tutti i mari del mondo. Aspettano la chiamata, lasciano le loro famiglie e stanno in mare per due-tre stagioni. Con stipendi da fame. "Certo, per gli standard asiatici va anche bene, ma per quelli europei siamo sottopagati".

Hanno perso tutto - Sono stati loro i primi a soccorrere, perché addestrati a farlo. Così, si stupiscono, di fronte al giornalista di Emergency, quando gli viene raccontato cosa dice la stampa: "E' falso. Totalmente falso. Io faccio il cameriere, ero nel ristorante al momento dell’incidente, non appena abbiamo ricevuto l'allarme è scattato il piano di emergenza. Solo quando tutti i passeggeri sono stati sbarcati abbiamo abbandonato la nave. Potete vedere le foto e i telegiornali. Dove si vede il ponte con le ultime persone a bordo, quelli siamo noi. E poi: se si fossero salvati per primi i membri dell'equipaggio, come si sarebbero salvati i passeggeri?". L'equipaggio – salvo alcune eccezioni – ha perso tutto nel naufragio: documenti, soldi, effetti personali, computer, telefonini. "Se avessimo badato alle nostre cose – racconta un altro indiano – si sarebbe perso tempo. Se avessimo recuperato dalle cabine i nostri soldi e i nostri documenti, forse il numero delle vittime sarebbe stato molto più alto".