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15 Febbraio 2012

Celentano manda il mondo in rovina a Sanremo

Bombe, morti, fuoco e monologhi per 50 minuti di show evento al Festival

Adriano Celentano shock al Festival di Sanremo con un intervento tra aerei, mondo in rovina, catastrofi e un monologo su politica e attualità. Ovazioni in platea sul significato di popolo sovrano e attacco alla Consulta che ha bocciato il referendum contro il Porcellum. Poi il Molleggiato si scaglia contro il critico Aldo Grasso "il deficiente che scrive per il Corriere della Sera". Apparizione di Elisabetta Canalis nel ruolo di Italia. Prima di presentare i Marlene Kuntz Gianni Morandi viene interrotto da un botto e irrompono sul palco tantissimi ragazzi che corrono disperati e cadono morti sotto le bombe. Aerei che sorvolano la città e che bombardano le navi. Scene di guerra e con in sottofondo le sirene. Poi appare Adriano Celentano accolto da applausi scroscianti.

Attacco all'Avvenire e alle prediche dei preti
"C'è il pericolo di morire se durante la predica non si capisce quello che dice il prete, perché non sanno regolare l'audio negli autoparlanti. - attacca il Molleggiato -. I preti non parlano mai della cosa più importante: il motivo per cui siamo nati. Il motivo per quale è insito il cammino verso il traguardo. L'inizio di una nuova vita. I frati e preti non parlano mai del Paradiso! Perché?"

Poi l'attacco ai giornali cattolici: "Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente. Parlano di politica e non di Dio. Cosa che invece sarebbe confortante per i malati. Sono testate ipocrite di critiche che fanno a uno come Don Gallo che ha dedicato la vita ad aiutare gli utili, e di ultimi ce ne sono tanti".

La protesta sulla torre della Stazione di Milano
"Sulla torre della Stazione Centrale di Milano ci sono operai che protestano contro la cancellazione dei vagoni letti. Ora si danno il turno per la protesta. Montezemolo ha fatto bene a fare il treno ad alta velocità ma bisogna fare anche un treno lento che permetta alla gente di vedere le bellezze dell'Italia. Chiamalo Lumaca. Sono sicuro che lo farà".

L'apparizione di Elisabetta Canalis
Compare poi all'improvviso Elisabetta Canalis. Celentano le chiede il nome e la Canalis risponde: "Italia". "Resta un po' qui", dice Celentano. "No, non posso la gente non ama la mia bellezza".

Politica, popolo sovrano e Costituzione
"La parola politica sembra aver perso valore". Poi Celentano si sofferma sul significato della parola popolo sovrano. Subentra Rocco Papaleo che cerca sul dizionario "Governo Monti" definendolo "apparentemente indipendente ma facile alle influenze dei partiti". Sovrano invece viene trovato come significato dentro la Costituzione Italiana che appartiene al popolo che la esercita potere pieno e indipendente. Scatta l'applauso scrosciante del teatro. "Questo è quello che dice il vocabolario", dice Celentano. Si affronta il tema della Consulta che ha respinto la richiesta di referendum – di un milione e duecento mila firme - per la riforma del Porcellum, il sistema elettorale vigente.

L'estetica e la moralità
"L'altezza la bassezza fisica sono tutte cose che contano fin a un certo punto. - spiega Celentano - Ciò che conta è essere alti dentro così da arrivare senza macchia a quel traguardo e, visto che nessuno è perfetto, con meno macchie possibili. Che la vita è uno scherzo basta guardare quello che succede nel mondo. Ma questa di vita è solo una delle fermate. Alla prossima approderemo in un mondo che neanche lontanamente possiamo immaginare quanto sia meraviglioso".

Il tango della felicità, Gesù e tolleranza
"Tutti assieme balliamo il tango della felicità. Certo non mancherà il giudizio di dio – spiega Celentano – a dare una spolverata. E' per questo che è venuto al mondo Gesù per spolverare l'anima- E' venuto a dimostrarci che la morte non esiste né per i buoni né per i cattivi- Ha cominciato a fare i miracoli, ha fatto una cosa che nessun mago e nessun stregone ha mai fatto: è risorto subendo il più straziante dei martiri. C'è un nuovo inizio e lì che dobbiamo focalizzare (non come Aldo Grasso, il deficiente che scrive idiozie sul Corriere della sera). Non siamo nulla la vita è un lampo sei nel pieno della giovinezza e quando meno te lo aspetti non fai tempo a guardarti allo specchio che hai più di 90 anni. Ecco perché si dice che il regno dei cieli è vicino".

"La chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai: sono cose brutte e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena". Il direttore di Rai1 Mauro Mazza, intervistato dal Tg1, prende le distanze dall'intervento di Adriano Celentano, che ieri a Sanremo ha auspicato la chiusura di "Avvenire" e "Famiglia cristiana". Durissima replica dalla Sir, l'agenzia stampa della Cei: "Vuoto e ignoranza, ci attendiamo le scuse".
"Se fossimo di fronte a un filosofo contemporaneo, come Sgalambro o Cacciari - ha detto Mazza rispondendo alle domande di Vincenzo Mollica - potremmo discutere, contrastare. Ma la chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai. Sono cose brutte, e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena".

"Celentano - ha sottolineato ancora il direttore di Rai1 - è un grande cantante, ma un pessimo telecomunicatore. Sappiamo però chi ci mettiamo in casa: se si prende Celentano, lo si prende con il fiocco, tutto compreso".

L'AGENZIA DELLA CEI ATTACCA: "VUOTO E IGNORANZA"
Sulla vicenda la Sir, l'agenzia stampa della Cei, ha rilasciato una nota durissima. "Quando l'ignoranza - si legge - prende il microfono per diffondere il suo messaggio è doveroso replicare, seppur con serenità e rispetto delle persone, per amore della verità". "Ieri sera, in apertura del Festival di Sanremo - afferma il Sir - i giudizi di Adriano Celentano su due testate cattoliche nazionali da lui accusate di ipocrisia, di parlare di politica e non di Dio, sono stati la prova di un vuoto che è anche dentro di lui".

"Vuoto di conoscenza - prosegue il testo - di ciò che le testate cattoliche professionalmente sono e vuoto di conoscenza del servizio che esse svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale della società tutta. Un vuoto voluto, e quindi ancor più triste, perché a tutti è possibile conoscere e comprendere il ruolo laico dei media cattolici nel nostro Paese. E' dunque più l'amarezza - si afferma ancora - che il disappunto a prendere il sopravvento dopo quanto accaduto ieri sera sul palco di un teatro che, è bene ricordarlo, non è la realtà del vivere quotidiano. Ma il giorno dopo c'è, forse, da attendersi che a parole insensate, cioe' impensate, seguano parole pensate e di scusa. Anche senza microfono".