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5 Aprile 2012

Famiglie, crollano risparmi e potere d'acquisto

Ai minimi dal 1995 la propensione a "mettere da parte". Imprese, 2011 anno nero per i profitti

La propensione al risparmio delle famiglie italiane nel 2011 si è attestata al 12%, il valore più basso dal 1995, con una diminuzione dello 0,7% rispetto al 2010. Lo rende noto l'Istat, spiegando che "il potere di acquisto dei nuclei familiari l'anno scorso è diminuito dello 0,5%", nonostante il reddito disponibile sia salito del 2,1%.
La propensione al risparmio, al 12,1% nel quarto trimestre, risulta invece in aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, ma più bassa dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2010.

Diminuisce poi il potere d'acquisto, sceso dello 0,5% in seguito alla crescita dei redditi sempre inferiore all'inflazione, secondo l'Istat. Se nel 2011 il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti è aumentato del 2,1%, in particolare nell'ultimo trimestre dell'anno ha segnato un aumento dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell'1,1% rispetto a quello corrispondente del 2010. Considerando il rapporto con l'inflazione, il potere di acquisto delle famiglie nel 2011 è sceso dello 0,5%. Nell'ultimo trimestre dell'anno la riduzione è stata pari allo 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell'1,9% rispetto al quarto trimestre del 2010.

Nel 2011 risultano però in aumento dell'1,5% gli investimenti fissi lordi delle famiglie, mentre il tasso di investimento (definito dal rapporto tra gli investimenti fissi lordi, che comprendono gli acquisti di abitazioni e gli investimenti strumentali delle piccole imprese classificate nel settore, e il reddito disponibile lordo) si è attestato al 10%, come l'anno precedente. Nel quarto trimestre 2011 si segnala però una lieve diminuzione del tasso di investimento delle famiglie (-0,1%) sia rispetto al trimestre precedente sia a quello corrispondente del 2010.

Imprese, giù i profitti nel 2011
La quota di profitto delle società non finanziarie si è attestata al 40,4%, il valore più basso dal 1995, con una riduzione dell'1,1% rispetto al 2010. Nel quarto trimestre, è stata pari al 40,3%, (-0,6%) rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% rispetto al corrispondente periodo del 2010, sempre secondo i dati Istat.

La caduta della quota è determinata da una flessione dell'1,2% del risultato lordo di gestione, in un contesto di crescita dell'1,4% del valore aggiunto. Nel quarto trimestre del 2011, rispetto al corrispondente trimestre del 2010, il valore aggiunto ha registrato una lieve riduzione (-0,1%), mentre la diminuzione del risultato lordo di gestione è molto intensa (-2,3%); di conseguenza, la quota di profitto (40,3%) ha subito una riduzione di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,9 punti rispetto al corrispondente periodo del 2010.

Nel 2011 l'attività di investimento delle società non finanziarie ha rallentato rispetto al 2010: gli investimenti fissi lordi, che nel 2010 erano aumentati dell'8%, sono cresciuti solo dell'1,6%. Dato l'andamento del valore aggiunto, nel 2011 il tasso di investimento delle società non finanziarie (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto lordo ai prezzi base) è stato pari al 22,3%, in lieve contrazione sul 22,2% dell'anno precedente. La riduzione degli investimenti fissi lordi si è concentrata nell'ultimo trimestre, -2,4% rispetto al corrispondente trimestre 2010. Il tasso d'investimento è stato pari al 21,8%.
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