
Caracas – Notte di altissima tensione in Venezuela. Almeno sette forti esplosioni si sono verificate nelle prime ore del mattino a Caracas, con boati avvertiti in numerosi quartieri della capitale. Secondo testimoni, sarebbero state colpite almeno due grandi basi militari, mentre colonne di fumo sarebbero state visibili a distanza.
Nelle settimane precedenti il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato il dispiegamento di navi militari nei Caraibi nell’ambito delle operazioni contro il narcotraffico, evocando anche la possibilità di azioni dirette sul territorio venezuelano.
La reazione di Caracas: “Gravissima aggressione militare”
Il governo venezuelano ha denunciato una “gravissima aggressione militare” da parte degli Stati Uniti. Il presidente Nicolás Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, invitando la popolazione a “mobilitarsi” dopo l’attacco.
Raid sulla casa del ministro della Difesa: è disperso
Secondo i media venezuelani, l’abitazione del ministro della Difesa Vladimir Padrino López sarebbe stata colpita nei raid aerei. Il ministro risulterebbe irraggiungibile. Alcune fonti affermano che al momento dell’attacco si trovasse presso la base aerea di Tiuna; post non verificati sui social media parlano anche di una sua possibile uccisione. Al momento non vi sono conferme ufficiali.

Colombia: “Caracas sotto bombardamento, Onu si riunisca”
Ore 9.26. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha affermato che Caracas è sotto bombardamento, chiedendo riunioni urgenti dell’Onu e dell’Organizzazione degli Stati Americani. Petro ha sottolineato che la Colombia è membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che la riunione deve essere convocata immediatamente per “ristabilire la legalità internazionale dopo l’aggressione contro il Venezuela”.
Tra i siti colpiti, secondo Petro, figurano il Palacio Federal Legislativo, sede del Parlamento venezuelano, e il Cuartel de la Montaña, complesso che ospita il mausoleo di Hugo Chávez. Petro ha segnalato l’attivazione del piano di difesa presso il palazzo presidenziale di Miraflores, definendo quello indicato un «bilancio al momento confermato» dei bersagli colpiti.
Trump: “Preso Maduro, portato fuori dal Venezuela”
Ore 10.35. In un messaggio pubblicato sul suo social Truth, il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che “gli Stati Uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala sul Venezuela questa notte”. Trump ha aggiunto che “il presidente venezuelano, assieme a sua moglie, è stato catturato e portato fuori dal Venezuela”. Le affermazioni non hanno ancora trovato conferme indipendenti.
Secondo fonti dell’opposizione venezuelana citate da Sky News, la cattura di Maduro sarebbe stata negoziata, un elemento che, se confermato, cambierebbe significativamente la lettura degli eventi in corso.
Italia: massima attenzione per la comunità italiana
Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani segue “l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana” presente nel Paese. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata, mentre l’Unità di crisi della Farnesina è pienamente operativa.
Secondo i dati dell’Ambasciata d’Italia a Caracas, oggi sono circa 160.000 i cittadini italiani registrati presso i due consolati di Caracas e Maracaibo. Si stima inoltre che oltre 1,5 milioni di venezuelani abbiano ascendenza italiana, rendendo particolarmente delicata la situazione sul piano consolare e umanitario.
La crisi resta in rapida evoluzione, con informazioni spesso contrastanti e ancora da verificare.

È stata pubblicata dall’emittente colombiana “La W” quella che viene presentata come la prima foto del presidente venezuelano Nicolas Maduro dopo la cattura da parte delle truppe statunitensi.
Secondo quanto riportato da alcune testate nazionali non è chiaro dove sia stata scattata la foto. Secondo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Maduro dopo la cattura sarebbe prima stato caricato in elicottero e poi trasferito sulla nave “Hiroshima” che lo porterà a New York, dove è atteso per essere incriminato per narco-terrorismo e traffico di droga. Secondo il sito di “La W” la foto è stata ottenuta dal direttore della testata, Julio Sánchez Cristo.
Notizia in aggiornamento
Letizia Demontis