
La Sartiglia di Oristano attraversa una fase di forte incertezza per l’eventuale obbligo di far indossare ai cavalieri caschetti e dispositivi di protezione, previsto dal Decreto Abodi. La Prefettura continua a ribadire la necessità di garantire elevati livelli di sicurezza, mentre il Comune cerca una soluzione che consenta di tutelare la natura storica dell’evento, rinviando ogni decisione definitiva alla fine di gennaio.

La Sartiglia
Cosa prevede il decreto e perché il Comune si oppone
Il Decreto Abodi introduce norme che impongono protezioni per cavalieri e cavalli durante le manifestazioni equestri. L’amministrazione comunale ritiene però che il valore culturale della Sartiglia giustifichi un regime differenziato, posizione che ha generato un confronto serrato con la Prefettura, determinata a far rispettare integralmente la normativa.
La Commissione Sicurezza ha rinviato la valutazione al 30 gennaio 2026, alla vigilia della Candelora. Il Comune ha chiesto anche un parere pro veritate per sostenere la non obbligatorietà delle protezioni, mentre resta concreto il rischio di non poter garantire l’evento nella sua forma tradizionale.
Il Comitato Sartiglia si è espresso con fermezza, sostenendo che la corsa, priva di fini agonistici, non rientri nel campo di applicazione del decreto. A loro avviso, gli eventi equestri di carattere folcloristico dovrebbero essere esclusi dall’obbligo di caschi e paraschiena.

La Sartiglia
Il M5S: il decreto va modificato per tutelare le tradizioni
Sul tema interviene con chiarezza il Movimento 5 Stelle, assumendo una posizione favorevole alla Sartiglia. Il consigliere regionale Alessandro Solinas afferma che il decreto, così com’è, rischia di compromettere tradizioni storiche come Sartiglia e Ardia, e per questo deve essere rivisto.
Il M5S ha presentato una proposta di legge parlamentare per aggiornare il quadro normativo nazionale e consentire una mitigazione delle regole nelle manifestazioni equestri di carattere storico e tradizionale
«L’obiettivo è ristabilire un equilibrio più efficace tra le esigenze di sicurezza e la tutela delle manifestazioni storiche», conclude Solinas, «restituendo alle articolazioni territoriali dello Stato un margine di valutazione sull’applicazione della normativa ed evitando che in futuro tradizioni identitarie vengano messe a rischio da interpretazioni eccessivamente rigide».
Letizia Demontis