
Il dato è drammatico: in Sardegna si muore sull'asfalto quasi il doppio rispetto alla media nazionale. Mentre l'Italia tenta faticosamente di invertire la rotta, l'Isola si ritrova con la maglia nera per la gravità dei sinistri. Nel 2024, le strade sarde hanno registrato 3.583 incidenti, con un bilancio pesante di 113 vittime e oltre 4.900 feriti.
L'indice di mortalità isolano è quasi una sentenza: 3,2 decessi ogni 100 incidenti, contro l'1,7 della media italiana. È in questo scenario di emergenza che nasce la risposta delle nuove generazioni: Nepo, una mappa digitale partecipata per mappare il pericolo e salvare vite.

Presentata ieri a Cagliari, tra le mura del Liceo Alberti, "Nepo" non è solo un software. È un atto di partecipazione attiva ideato dall'associazione nuorese AdessoBasta in collaborazione con UnipolTech. Il funzionamento è intuitivo: come un navigatore tradizionale, guida l'utente a destinazione, ma integra un livello informativo cruciale sulle criticità del percorso.
Buche, incroci privi di visibilità e segnaletica carente vengono segnalati dagli utenti in tempo reale. "In Sardegna manca un catasto digitale della sicurezza stradale", ha spiegato Giovanni Pintor, cofondatore del progetto. Nepo punta a colmare questo vuoto, trasformando lo smartphone in uno strumento di monitoraggio per le istituzioni, indicando dove gli interventi sono più urgenti.

Il luogo della presentazione non è stato scelto a caso. Al Liceo Alberti il dolore ha un nome e un volto: quello di Beatrice Loi, la diciassettenne travolta e uccisa nel novembre 2024 mentre andava a scuola. Per i compagni di classe, i numeri dell'Istat (solo a Cagliari 23 morti in un anno) non sono statistiche, ma ferite aperte.
"Mi ha impressionato la frequenza quotidiana degli scontri", racconta uno studente di 17 anni. "Non ho ancora la patente, ma sapere che esiste uno strumento per segnalare i rischi ci fa sentire meno impotenti". L'entusiasmo dei ragazzi è il motore di "Street Rules", il progetto della Fondazione Unipolis che sta attraversando l'Isola, da Oristano a Sassari, per diffondere la cultura della prevenzione.
Le parole di Claudio Atzori, presidente del Consiglio regionale Unipol, pesano come un macigno sulla gestione politica della sicurezza: "L’Agenda 2030 prevedeva il dimezzamento delle vittime entro il 2019. In Sardegna, dal 2019 al 2026, le abbiamo raddoppiate".
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