
Il mondo si sveglia con una mappa aerea mutilata e i mercati in fibrillazione. La massiccia controffensiva iraniana, che ha preso di mira snodi vitali come gli aeroporti internazionali di Dubai e del Kuwait, ha innescato una reazione a catena senza precedenti. Dallo scorso fine settimana, otto nazioni — Iran, Iraq, Israele, Giordania, Siria, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi — hanno sbarrato i propri spazi aerei, provocando la più grave paralisi del traffico civile dai tempi della pandemia.
Le raccomandazioni dell'Agenzia Europea per la Sicurezza dell'Aviazione (EASA) sono perentorie: evitare l'area mediorientale a qualsiasi altitudine. I dati di FlightAware scattano la fotografia di un disastro logistico: solo nella giornata di ieri si sono contati oltre 6.700 voli in ritardo e 1.900 cancellazioni a livello globale.

I giganti del settore sono i più colpiti. Emirates ha dovuto tagliare il 38% del proprio operativo, seguita da Qatar Airways (41%) ed Etihad (30%). In Europa, la ritirata è quasi totale. ITA Airways: stop ai voli per Tel Aviv fino all'8 marzo e per Dubai fino al 4. Lufthansa e Swiss: collegamenti sospesi per Teheran, Beirut, Amman e Tel Aviv almeno fino al 7 marzo. Air France e British Airways: interrotte le rotte verso i principali hub del Golfo e del Levante.
La crisi non risparmia i vettori nordamericani (Delta e United) e asiatici, delineando una "no-fly zone" che di fatto spacca in due i collegamenti tra Oriente e Occidente.
Se il cielo è bloccato, il mare non sta meglio. Lo Stretto di Hormuz, imbuto strategico dove transita un quinto della produzione mondiale di idrocarburi, è attualmente una foresta di navi cisterna immobili. Centinaia di petroliere e vettori di gas liquefatto (GNL) sono fermi ai bordi del passaggio controllato dai Pasdaran, nel timore di nuovi attacchi.
La reazione dei mercati è stata violenta e immediata. Prezzo del Brent: schizzato da 72,8 a 80 dollari al barile (+10%) in poche ore. Gli analisti temono il ritorno alla soglia psicologica dei 100 dollari, un livello che non si vedeva dall'inizio del conflitto in Ucraina.
Nonostante le dichiarazioni di Donald Trump, che si è detto "per nulla preoccupato", gli investitori guardano con ansia all'apertura delle Borse asiatiche. L'annunciato aumento della produzione di aprile da parte dell'Opec+ (+200mila barili al giorno) rischia di essere del tutto inefficace se le rotte marittime dell'Arabia Saudita e degli altri produttori rimarranno sotto scacco.
L'interruzione simultanea delle rotte aeree e dei corridoi energetici minaccia di innescare una nuova ondata inflattiva globale.
@Redazione Sintony News