
Si sono riaperte questa mattina, 20 marzo 2026, le porte del Tribunale di Cagliari per il secondo atto giudiziario del delitto che ha sconvolto l'Isola: l'uccisione di Francesca Deidda. In un'aula blindata e sotto lo sguardo vigile della polizia penitenziaria, è iniziato il processo d'appello nei confronti di Igor Sollai, già condannato in primo grado all'ergastolo con un anno di isolamento diurno.
La seduta, presieduta dal giudice Giovanni Lavena, si è aperta con un colpo di scena procedurale: l'assenza del pubblico ministero Marco Cocco, titolare dell'inchiesta originale, il cui posto è stato preso – tra lo stupore dei presenti – direttamente dal Procuratore Generale Luigi Patronaggio.

Per Sollai, reo confesso del femminicidio, l'appello rappresenta l'ultima carta per ottenere una riduzione della massima pena. I suoi legali, Carlo Demontis e Laura Pirarba, puntano tutto su una revisione delle aggravanti che il 2 luglio scorso avevano portato alla sentenza durissima della Corte d'Assise.
L'obiettivo della difesa è far cadere la premeditazione sostenendo l'assenza di un piano preordinato.
La crudeltà e la ferocia contestando la valutazione della Corte sugli otto colpi di martello inflitti alla vittima, giudicati in primo grado come una reiterazione spietata del male.
Si tratta di una salita ripidissima: il castello probatorio costruito dai Carabinieri di Iglesias e del Comando provinciale di Cagliari è apparso finora granitico e difficilmente attaccabile.

Il Procuratore Generale Patronaggio ha aperto l'udienza riavvolgendo il nastro di una vicenda drammatica. Nella sua minuziosa ricostruzione, ha ripercorso i momenti chiave del caso: la denuncia presentata dal fratello della vittima, Andrea Deidda, che per primo non credette all'allontanamento volontario.I giorni di angoscia dal 10 maggio, data in cui si persero le tracce di Francesca, interrotti solo dalle testimonianze dei colleghi di lavoro.
Il cerchio che si stringe attorno al marito fino all'arresto. La confessione definitiva arrivata in carcere il 22 novembre 2024, che ha messo fine a mesi di bugie.
Il processo d'appello dovrà ora stabilire se quella condanna al fine pena mai debba essere confermata o se esistano i margini per una parziale riforma della sentenza.
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