
Quello che sembrava un tranquillo bosco ceduo vicino a Vittel, in Francia, nascondeva un segreto industriale tossico lungo decenni. Dal 23 marzo 2026, il colosso svizzero Nestlé Waters Supply Est deve rispondere davanti al tribunale giudiziario di Nancy di accuse pesantissime: gestione illegale di rifiuti, inquinamento delle falde acquifere e danno sostanziale all'ambiente.
Il caso, esploso quasi vent'anni fa dopo la scoperta fortuita di una cittadina sprofondata letteralmente in una fossa di plastica mentre cercava funghi, è oggi racchiuso in un fascicolo di 2.000 pagine che scoperchia un sistema di "omertà" durato troppo a lungo.
L'indagine ha individuato quattro siti principali di stoccaggio abusivo distribuiti su 3.000 ettari di proprietà Nestlé. Le cifre fornite dagli ispettori ambientali sono vertiginose: 470.000 metri cubi di scarti sepolti, tra cui vetro, materiali da costruzione e, soprattutto, tonnellate di plastica.
Nel solo sito di They-sous-Montfort, il volume dei rifiuti equivale a 27 piscine olimpiche. Sopra queste discariche erano cresciuti alberi e vegetazione, creando una stabilità del suolo puramente illusoria e pericolosa per chiunque vi camminasse sopra.
Il punto più critico del processo riguarda la purezza dell'acqua, proprio il prodotto di punta dell'azienda. Le analisi condotte dai laboratori indipendenti sulle sorgenti di Hépar e Contrex hanno rilevato concentrazioni di microplastiche definite dal procuratore di Nancy come "incommensurabili".
In alcuni pozzi, i livelli di microplastiche sono risultati fino a 1,3 milioni di volte superiori a quelli rilevati nella Senna.
Secondo l'Ufficio francese per la Biodiversità, tali concentrazioni hanno effetti "sicuramente dannosi" sulla flora, sulla fauna e, potenzialmente, sulla salute umana.
L'inchiesta dipinge un quadro inquietante di pressioni sociali e legali. Nestlé sostiene che le discariche risalgano a prima del 1992 (anno dell'acquisizione dei marchi locali), ma gli investigatori affermano che il gruppo fosse a conoscenza della situazione almeno dal 2015, intervenendo solo nel 2021 sotto la spinta mediatica.

Nel frattempo, chi ha provato a denunciare ha subito ritorsioni: agricoltori citati in giudizio per violazione di domicilio e medici attivisti costretti alla protezione della gendarmeria dopo minacce di incendio alle proprie abitazioni. Tra le parti civili figurano oggi giganti dell'ambientalismo come France Nature Environnement e l'associazione dei consumatori UFC-Que Choisir.
La strategia legale di Nestlé Waters punta sulla forma e sulla contestazione dei dati scientifici. Gli avvocati del gruppo hanno già ottenuto l'annullamento di alcune perquisizioni per vizi di procedura e contestano la validità dei campionamenti sulle microplastiche, ipotizzando una contaminazione dei campioni durante le analisi.
L'azienda dichiara inoltre che 7 dei 9 siti individuati sono già stati bonificati e riportati allo stato naturale, ribadendo che nessuno scarico è stato effettuato tra il 2021 e il 2024.
@Redazione Sintony News