
Milano si prepara all’ultimo saluto a Sandro Mazzola. Saranno celebrati oggi, lunedì 21 settembre, alle 14.45 nella basilica di Sant’Ambrogio, i funerali dell’ex campione dell’Inter e della Nazionale italiana, morto a 83 anni dopo una lunga malattia. A presiedere la cerimonia sarà monsignor Carlo Faccendini, abate della basilica.
Per la città sarà una giornata di lutto. Milano ha proclamato il lutto cittadino e le bandiere saranno esposte a mezz’asta nelle sedi comunali. Anche Vedano al Lambro, dove Mazzola risiedeva, ha deciso di rendere omaggio all’ex calciatore. In Sant’Ambrogio i posti saranno limitati e in larga parte riservati: per espressa volontà della famiglia non saranno ammesse telecamere e macchine fotografiche all’interno della basilica, né riprese realizzate con gli smartphone.

Si chiude così, nel cuore di Milano, la storia terrena di uno dei calciatori che hanno segnato un’epoca del calcio italiano. Mazzola era morto il 19 settembre, lasciando un legame quasi indissolubile con i colori nerazzurri: tutta la sua carriera da professionista si è svolta nell’Inter, con 565 presenze ufficiali e 158 gol in 17 stagioni. Con il club milanese conquistò quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.

Una storia calcistica iniziata sotto il peso di un cognome già entrato nella leggenda. Sandro era il figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga del 1949. Aveva appena sei anni quando perse il padre, ma negli anni riuscì a costruire una carriera autonoma e a trasformare quel cognome in un’altra pagina fondamentale del calcio italiano.
Con la maglia azzurra collezionò 70 presenze e 22 reti, diventando campione d’Europa nel 1968 e raggiungendo la finale dei Mondiali di Messico 1970. Nel 1971 arrivò inoltre secondo nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruyff.
Dopo il ritiro dal calcio giocato Mazzola rimase nel mondo del pallone, lavorando come dirigente e diventando anche un volto e una voce conosciuti dal pubblico televisivo. Il suo nome, però, è rimasto soprattutto legato alla Grande Inter degli anni Sessanta e a una generazione che contribuì a portare il calcio italiano ai vertici internazionali.
Oggi sarà Milano a restituirgli quell’abbraccio. Sant’Ambrogio, uno dei luoghi simbolo della città, ospiterà l’ultimo saluto a un uomo la cui vita sportiva si è intrecciata per oltre mezzo secolo con quella dell’Inter e di San Siro.
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